FoodDesign – La Sostenibile leggerezza del Gusto

Incontro con Paola Barichella

rivista_NextMag

Nel nostro piccolo spazio tra le righe assaporiamo un’altra delle declinazioni del Cibo/Food. Questa volta con un ospite alla nostra tavola, Paolo Barrichella Direttore Creativo, Designer, teorico del Food Design. Fondatore del Food Design Studio è anche Responsabile Commissione ADI Food Design, Propositore e coordinatore di 2 progetti per l’EXPO 2015. Consulente di importanti marchi internazionali e formatore per diversi Atenei e in Italia e all’estero
FOODESIGN- La sostenibile leggerezza dell’Essere

Lla ricerca di proposte e  risposte, più o meno, sostenibili in grado di dominare le sfide dettate dal panorama contemporaneo si dibatte fra  la comprensione dei significati socio-culturali e storico-geografici dell’Alimentazione e la ricerca di soluzioni innovative in materia, per creare nuovi modi e scenari possibili. Un assunto che oggi, sotto la lente di osservazione  dell’era globale, diviene cruciale.

Lo Sviluppo di concetti alternativi – oltre che risorse – per approcciare alle urgenze, oramai di portata planetaria, passa attraverso l’acquisizione di un certo “lateral thinking” (DeBono) che seguendo logiche altre genera nuove idee.

Creatività, quindi, non nell’accezione artistico-estetica ma come capacità di problem solving e produzione di nuove opportunità ad alto valore aggiunto.

Questo il senso del food design disciplina che si occupa di sistema-cibo analizzandone i nuovi bisogni e i mutamenti dicotomici che ne indirizzano le tendenze di produzione e di consumo. Progettualità creativa con un focus privilegiato sul comparto alimentare visto come campo di Ricerca&Sviluppo.

In un’occasione di piacevole e stimolante confronto è proprio Paolo Barichella – professionista di riferimento in campo internazionale nel Food Design -che me ne dà una precisa definizione chiarendone l’ambito e la modalità di azione.

“Food Design è la capacità di progettare proposte e soluzioni alimentari efficaci in un contesto dove il prodotto sia funzionale al tipo di ambiente di consumo, e sopratutto all’esigenza dell’utente in diversi momenti e situazioni di consumo.

Gli strumenti per la trasformazione, conservazione, veicolazione, servizio ed il consumo del prodotto alimentare devono essere pensati con il fine di instaurare uno stretto rapporto volto a migliorare inequivocabilmente le caratteristiche del prodotto alimentare. Solo quando vengono studiate attentamente tutte le caratteristiche di un prodotto alimentare o si progetta con la stessa materia edibile si può parlare di food design.

In una sola affermazione possiamo dichiarare che Food Design è Progettazione consapevole di interfacce e strumenti funzionali, complementari all’atto di alimentarsi, che possono spesso consistere nell’alimento stesso.”

Ben oltre quindi ad una concezione del Design come estetica dell’oggetto l’immagine emerge  come forma stessa dell’identità del prodotto. Un’immagine- essenza, frutto di una mission, di una finalità e una funzione.

L’importanza di essere conmestibile.

Approfondendo la conoscenza, il discorso si sposta su ricerche che affrontano tematiche quanto mai attuali e scottanti. Un esempio,
tra i molti studi in corso, riguarda dell’utilizzo di plastiche e carburanti derivati dalla coltivazione di basi vegetali da agricoltura.

Il trend, ormai diffuso, dell’utilizzo di posate e  accessori  in  materiali plastici biodegradabili di origine e derivazione agricola, pur  mosso da un sacrosanto spirito ambientalista,  si scontra con un rovescio della medaglia non a tutti evidente. Per produrre grano duro e materie prime di alta qualità, è necessario  infatti mantenere standard qualitativi elevati e costosi per i produttori non così per il mais destinato alla produzione di combustibili e plastica “ecologica” per cui si ricorre invece a coltivazioni intensive. Non dovendo essere commestibili, non necessitano di qualità organolettiche e possono essere geneticamente modificati per divenire inattaccabili agli agenti esterni e resistenti in modo mirato ai relativi parassiti (fattore aggravante che rende con il tempo il terreno incoltivabile all’eventuale riconversione di vegetali destinati alla filiera alimentare).

Se in futuro, quindi, pensassimo di trasformare tutte le posate, accessori e packaging in plastica prodotta da derivati del mais, o altra massa di origine vegetale da coltivazione, ci ritroveremmo a vedere schiere di agricoltori che riconvertono le coltivazioni destinate al food con coltivazioni destinate a materie prime per la realizzazione sostitutivi della plastica.

Pericolo già evidente nel caso biofuel creato dal recente brusco aumento del petrolio che ha generato una particolare attenzione verso diverse forme alternative, già sperimentate in paesi come il Brasile per produrre energia. Il primo risultato di questa domanda crescente è stata proprio una maggior richiesta di vegetali per la produzione di alcool, con la conseguente ascesa del prezzo delle materie prime derivate dall’agricoltura – da cui l’aumento del 40% del costo della pasta negli ultimi 18 mesi (fonte Reuters) ufficialmente giustificato da una generica escalation del prezzo del petrolio e che invece nasconde  una ragione ben più articolata che lo collega proprio al ricorso alla coltivazione intensiva di produzione (OGM e non) di vegetali destinati alla produzione di biofuel.

A quanto pare, conclude Barichella, l’etica ha varie facce che purtroppo non sempre comunicano tra loro se l’acquisto di una forchetta che rispetta l’ambiente o la produzione di un accessorio biodegradabile  può togliere la possibilità di approvvigionamento di cibo a 10 bambini in un paese in via di sviluppo.

Ci lasciamo con una considerazione sull’apporto auspicabile della creatività e del food design alla cultura alimentare: far guardare al futuro reciclando e recuperando anche alcune buone pratiche del passato. Infondo l’innovazione, qualcuno diceva, è una tradizione ben riuscita……..

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